Tk-Ast, nubi sulla fusione con Outokumpu: l’antitrust europeo avvia verifica approfondita

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Arriva come un fulmine a ciel sereno il lancio dell’agenzia Ansa sulla decisione dell’antitrust europeo di approfondire l’operazione di acquisizione di Inoxum da parte della società finlandese Outokumpu. Secondo l’organo che vigila a tutela della libera concorrenza la fusione comporterebbe “serie potenziali preoccupazioni sotto il profilo della concorrenza in vari mercati per la produzione e la distribuzione di laminati in acciaio inossidabile, dove il nuovo gruppo avrebbe quote di mercato molto elevate”.

A tranquillizzare ci prova il vicepresidente del parlamento europeo Roberta Angelilli, secondo cui la verifica sulla proposta di acquisione da parte dell’antitrust europeo è un atto doveroso: “Sono certa che Outokumpu avrà le carte in regola per svolgere il suo lavoro nel pieno rispetto delle regole dell’Unione europea, nell’obiettivo del massimo impegno per valorizzare il settore siderurgico, strategico per l’Europa, sia da un punto di vista della produzione industriale che da un punto di vista occupazionale, valorizzando centri di eccellenza, come il polo siderurgico ternano”.

Certo è che una bocciatura dell’antitrust che mandasse all’aria l’operazione di fusione Inoxum – Outokumpu, costituirebbe un enorme problema per le acciaierie di mezza Europa, prima fra tutte quella di Terni. In questa infausta eventualità, infatti, il sito di Terni tornerebbe di proprietà esclusiva di ThyssenKrupp che a quel punto, con ottime probabilità, finirebbe per vendere ad un fondo d’investimento. Uno scenario già paventato prima che fosse raggiunto l’accordo con Outokumpu, e che va evitato.

Il sindacato europeo dei metalmeccanici (Fem) è conscio del problema e questa mattina, proprio su questo tema, ci sarà una riunione di coordinamento dove saranno presenti anche i sindacati italiani (Fim-Fiom-Uilm) e gli omologhi tedeschi (Ig Metall) e quelli finlandesi.

Il sindacato italiano vede in questa riunione non solo una risorsa ma anche un ulteriore rischio: riaprire la discussione sulla fusione potrebbe indurre il sindacato tedesco a cercare di riprendere la lotta per evitare la chiusura delle acciaierie di Bochum e Krefeld. Per raggiungere tale obiettivo, potrebbero cercare di far passare come sito poco affidabile quello di viale Brin e cercare di far diminuire la produzione del sito ternano in favore di quelli tedeschi.

Inoltre, il sindacato ricorda che non poco tempo fa, il ceo di Outokumpu aveva annunciato risparmi per un totale di 250 milioni di euro e, qualora questi risparmi interessassero le società Fucine, Aspasiel, Tubificio e Terninox, sarebbe un danno enorme per l’economia industriale ed occupazionale per la città di Terni dove si evidenziano, ormai, segnali di recessione.

Infine, Fim-Fiom-Uilm chiedono chiarezza su quale tipo di acciaio si andrà a produrre visto che, se fosse confermato l’Inox, lo stabilimento di viale Brin diventerebbe quello principale anche in previsione di un recente annuncio su di un aumento di produzione che passerà da 1,2 milioni di tonnellate a 1,6-1,7 milioni. In merito a ciò, in una recente conferenza stampa, il nuovo ad Marco Pucci aveva dichiarato che “si farà l’acciaio che il mercato richiede”.

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